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Studio di Psicoterapia

Dott.ssa Francesca Mancini - Psicologa Psicoterapeuta

Dott. ssa Francesca Mancini

Psicologa Psicoterapeuta

Ordine degli Psicologi della Toscana n° 3207 - Abilitata alla Psicoterapia

Psicoterapia ovvero parole:

"che cantano come non sanno

cantare che i sogni nel cuore

che cantano forte e non fanno

rumore..."

“ Io non ho bisogno  …
Ho bisogno di sentimenti,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti …
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi …

 Alda Merini

PSICOTERAPIA:

CREARE IN DUE

Nella vita può capitare che ci si trovi nelle condizioni di cercare una psicologa, una psicoterapeuta  e che, in seguito, la si scelga come interlocutrice delle proprie vicende.

Proviamo a pensare ad una psicoterapia individuale, per fare un esempio, come ad un contesto in cui si cerca con un’altra persona la soluzione di problemi che sono diventati insostenibili perché, per troppo tempo, rimossi o vissuti senza la speranza che possano essere condivisi.

“ … Sento un grido, forte, ripetuto che esce fuori da me; … non dalla gola, ma dalla cavità più profonda delle viscere.
Una volta, due volte, molte volte …
Quel grido strozzato mi aveva lasciata impietrita e muta in un lontano pomeriggio d’estate quando la mia mano bambina guidata da un’altra mano rigata dalle vene della vecchiaia sfiorò un ramo appassito, umiliato, forse, come il resto della persona, da un’insana senilità, letale per me, agghiacciata, ammutolita di fronte a un mistero sconosciuto e orrendo, martellante col fragore di un vetro in frantumi che incise gli indelebili tatuaggi di una gelida morte.
Dentro di me incatenato nelle più abissali profondità quel grido è rimasto tanti anni finchè tu non lo hai liberato”.

E’ attraverso il linguaggio, infatti, che l’uomo riesce a contenere e confinare il dolore: l’espressione verbale consente che la pervasiva sensazione sorda e muta trovi un luogo ed un significato ( F. Giubbolini, La ragione degli affetti, pag 125).

Inquadrare questa esperienza secondo una rigida sequenza di fotogrammi  tipici del paziente, del la terapeuta e della relazione che si struttura tra i due, vorrebbe dire, in realtà, negare la ricchezza di questo rapporto unico e dinamico.
Nella “ cura con le parole”, come si è soliti definire l’esperienza psicoterapica, “il linguaggio non è uno strumento a disposizione, ma è l’evento che dispone della suprema possibilità dell’essere dell’uomo” (Heidegger, 1963, cit. F. Giubbolini  et. al, La ragione degli affetti, pag. 131).

Il linguaggio, quindi, in questo caso più che in qualsiasi altra circostanza, rimanda a qualcosa che “si fa” assieme (poiein) da cui il termine poesia. La radice etimologica del termine poesia rimanda all’atto stesso della creazione [per cui] una qualche funzione “poetica” dovrebbe essere implicita in ogni forma di linguaggio.

Al destinatario, che è sempre contemporaneamente consumatore e produttore del messaggio stesso, viene richiesta una collaborazione responsabile. Il coinvolgimento, in questi termini, del destinatario, nella costruzione del messaggio stesso, è ciò che rende creativa la relazione paziente-terapeuta.

Esiste una relazione tra poesia e psicoanalisi poiché quest’ultima è ricerca di significati che si costruiscono insieme: la psicoanalisi è dunque la vera poesia dell’uomo, poiché è, appunto, “poiesis” di relazione fondata sul linguaggio (F. Giubbolini et. al, La ragione degli affetti, pgg. 131-132).

La creatività si riferisce ad un atteggiamento di base che fa parte dell’identità del terapeuta, ad un modo di essere e di proporsi di fronte alla realtà e alla storia dell’altro.

A questo proposito, trovo interessante l’idea dello psicoanalista Winnicott il quale considera la situazione terapeutica alla stregua di un’area di gioco nell’incontro tra terapeuta e paziente.

“La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta. La psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano assieme. Se il terapeuta non è in grado di giocare, allora non è in grado di fare il suo lavoro. Se il paziente non è in grado di farlo bisogna creare le condizioni per aiutare a farlo. La ragione per cui giocare è essenziale, è proprio perché mentre gioca il paziente è creativo; è in grado di far uso dell’intera personalità ed è solo nell’essere creativo che il paziente scopre il proprio sé” ( Winnicott W. D, Gioco  e realtà).

Il fine della psicoterapia è la prospettiva di una felicità possibile.
La felicità di cui parlo non coincide con l’istante del piacere acmeico, ma riguarda la realizzazione dell’intera vita. Non l’attimo ma la qualità permanente.

In altre parole, si accorda con la definizione di virtù della felicità che il filosofo Salvatore Natoli delinea nel suo saggio sulla felicità “ … Il piacere della vita risiede nella capacità che si ha di viverla fino in fondo nonostante il dolore e di condurla a termine al meglio secondo le individuali possibilità …” (Natoli, 1994 in F. Giubbolini et. al, La ragione degli affetti, pag.128).
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