Seminario La Potatura - "Il Giardiniere dell'anima"
Studio di Psicoterapia

Dott.ssa Francesca Mancini - Psicologa Psicoterapeuta

Alcune definizioni di gruppo

Al di là delle varie scuole di pensiero, i concetti di cui bisogna tener conto quando si parla di gruppi riguardano la relazione sia interpersonale che sociale, la comunicazione tramite codici affettivi e non soltanto razionali, la dinamica della soggettività ed intersoggettività e il sentimento di appartenenza.

Alla luce di quanto detto, “ un gruppo si può definire come un insieme di individui che interagiscono fra loro influenzandosi reciprocamente e che condividono, più o meno consapevolmente, interessi, scopi, caratteristiche e norme comportamentali.

L’influenza reciproca fra i vari membri del gruppo è tanto più intensa quanto più il gruppo è ristretto e diminuisce via via che questo si allarga, per cui il gruppo si differenzia da altre forme di aggregazione sociale come le folle o le comunità in cui non esiste un’ interazione diretta fra tutti gli individui” (U. Galimberti).

Secondo Giancarlo Trentini, un gruppo può essere concepito come un insieme delimitato di persone, che possono avere tra di loro relazioni simmetriche o asimmetriche e che costituiscono tra loro “un sistema interfunzionale interno” che genera l’identità dei singoli partecipanti, i quali assumono ruoli specifici.

Tale insieme può avere rapporti di scambio con altri insiemi esterni, analogamente costituiti. F. Fornari parla, invece, di gruppo come una realtà psichica, che nasce da un’esperienza di accomunamento spazio-temporale di più individui tra di loro comunicanti, in vista degli scopi più diversi, realistici o immaginari, autocentranti o eterocentrati.

Dire che il gruppo è una realtà psichica, implica far riferimento all’ interazione tra mondo interno e mondo esterno, che nasce attraverso un accomunamento.

L’ accomunamento tra uomini avviene solo attraverso la comunicazione e la comunicazione si realizza solo attraverso l’informazione affettiva.

Kurt Lewin, uno dei primi studiosi ad essersi occupato della gestione delle dinamiche di gruppo, definisce il gruppo non come un insieme di persone, ma come una totalità dinamica, dotata di un’unità che trascende i singoli.

Ciò implica che le persone che costituiscono un gruppo non sono intercambiabili ma godono ciascuno della propria specificità all’interno del gruppo tanto da alterarne lo stato interno al momento di un loro eventuale allontanamento e/o sostituzione.

Ogni componente del gruppo conferisce a quest’ultimo il senso e se così non fosse ci troveremmo di fronte a quel fenomeno, purtroppo tanto diffuso, delle “sette” in cui l’individualità di ciascun membro viene persa e sostituita con l’identità di gruppo.

Altro aspetto di cui tener conto nel definire le caratteristiche di un gruppo è che le relazioni che si instaurano tra i membri del gruppo non sono mai unilaterali, cioè che A può influenzare B ma non viceversa, bensì circolari: supponiamo, per esempio, che all’interno di una famiglia, la moglie alzi la voce con il marito e che il marito si chiuda , come reazione, nel mutismo.

Analizzando il processo comunicativo tra queste due persone non sarebbe corretto limitarsi a vedere che il comportamento della moglie condiziona quello del marito dato che, a sua volta, il comportamento del marito condiziona quello della moglie, rendendo, quindi, il processo circolare.

Cadere nell’errore dell’unilateralità è ancora più facile quando la relazione è complementare, come nelle relazioni figlio-genitore, capo-dipendente, ecc.

Pertanto, come dice Watzlawick, i gruppi possono essere considerati circuiti di retroazione, poiché il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di ogni altra persona.

Secondo tale visione, il gruppo assume le caratteristiche di un sistema complesso di cui osservare, nell’hic et nunc, i comportamenti, le relazioni e la comunicazione dei membri che lo costituiscono.

Un gruppo, inoltre, si distingue da un “aggruppamento” di persone perché ha sempre un compito. Non esiste un gruppo senza compito, anche se quest’ultimo può essere più o meno manifesto.

Tra i vari tipi di gruppo esistono delle differenziazioni che dipendono essenzialmente dal numero dei costituenti il gruppo, dal tipo di relazione che li unisce, dal fatto che siano a tempo determinato o indeterminato e da i sentimenti che nutrono nei confronti di altri gruppi.

Sulla base dei criteri sopradetti Cooley distingue:

  1. GRUPPI PRIMARI (O PICCOLI GRUPPI) E GRUPPI SECONDARI. I primari, quali la famiglia o il gruppo dei compagni di gioco, sono caratterizzati da una interazione diretta, detta “faccia a faccia”, fra i membri, fondata prevalentemente sull’affiatamento e l’identificazione reciproca (termine psicoanalitico che designa il processo con cui un soggetto assimila uno o più tratti di un altro individuo modellandosi su di esso). “I gruppi primari – scrive Cooley – sono primari in quanto danno all’individuo la sua prima e completa esperienza dell’unità sociale, ed anche in quanto non mutano nello stesso grado in cui mutano relazioni più elaborate”. I gruppi secondari, molto più estesi dei primi, sono invece caratterizzati da relazioni indirette e formali, prevalentemente di tipo contrattuale.
  2. GRUPPO D’APPARTENENZA E GRUPPO DI RIFERIMENTO. Il primo è il gruppo a cui l’individuo appartiene e alle cui regole conforma il proprio comportamento, il secondo rappresenta un parametro comparativo, per confrontare i propri comportamenti e le proprie realizzazioni, e normativo quale fonte di valori e di modelli con cui identificarsi. Queste due forme di gruppo, che possono anche coincidere,contribuiscono a controllare e a guidare il comportamento del singolo, influenzandone le aspettative e di conseguenza il grado di soddisfazione e di insoddisfazione.
  3. GRUPPO INTERNO E GRUPPO ESTERNO. Il primo è quello in cui una persona è inserita e si identifica, il secondo è un gruppo a cui l’individuo non appartiene e verso il quale può nutrire sentimenti di avversione, di disapprovazione o di timore tali da indurlo ad adottare tattiche di evitamento. Da altri studiosi delle dinamiche di gruppo, soprattutto in ambito psicoanalitico, la definizione di gruppo interno e gruppo esterno assume una valenza diversa sulla base della quale il gruppo interno è quello che ciascun individuo porta con sé in base alla sua storia personale, sarebbe il gruppo interiorizzato; mentre il gruppo esterno è quello in cui si trova a vivere e a confrontarsi nell’hic et nunc.
  4. GRUPPO NATURALE E GRUPPO SPERIMENTALE. Il primo è costituito dal gruppo in cui l’individuo nasce, come la famiglia, o si trova, come i compagni di gioco, il secondo è un gruppo che si costituisce in vista di uno scopo, di una realizzazione o di uno specifico intervento.
  5. GRUPPO FORMALE E GRUPPO INFORMALE. Il primo è regolato da una precisa strutturazione delle relazioni interne e delle finalità da perseguire, il secondo si forma essenzialmente in base a motivi occasionali, in genere fluidi, e quasi mai alla luce di un’idea di finalità soprastante.

 

© Dott.ssa Francesca Mancini - Studio di Psicoterapia - Viale Palestro, 19 - Empoli 50053 Firenze - Tel. 347 4404681 francescamancini@email.it