Studio di Psicoterapia

Dott.ssa Francesca Mancini - Psicologa Psicoterapeuta

2 FEBBRAIO:Presentazione del Signore

Maddalena, Donatello 1453

La resa.
La voglia di arrendermi …
La resa.
Resa.
Più che la pronuncio, questa parola, e più che mi suona bene.
Più che la lascio libera di esplorarmi e di entrarmi dentro e più che il mio corpo ne gode.
Più che la pratico e più che divento bella.
Ma poi leggo sotto:
La pesantezza dell’anima.
Che c’entra con la libertà.
Che c’entra con la leggerezza che si sperimenta quando ci si arrende a qualcuno?
Necessariamente tu stai parlando di qualcosa d’altro.

Mi arrendo perché non posso concedermi di arrendermi a qualcuno.

E’ l’impossibilità di arrenderti nelle braccia di qualcuno, incondizionatamente, che ti rende pesante l’anima.
E’ il controllo che ti “arrostisce il cervello”.

E’ la paura di perdere il controllo che ti fa venire la voglia di arrenderti alla malattia.

E arrendersi alla malattia significa rabbia cronica per tutto quello che vorrei fare e sono incapace di fare, invidia per tutti coloro che propongono qualcosa di diverso dalla mediocrità, indifferenza verso tutto e tutti quando poi quell’invidia e quella rabbia diventano insostenibili.

La mediocrità non è altro che anaffettività.

Sentiamo come suona:
"il desiderio inconfessabile di mediocrità/anaffettività".

Quando è che qualcuno desidera di non sentire?
Quando sente troppo dolore. Quando il dolore che sente gli sembra talmente insopportabile da preferire la morte.
E’ di questi giorni la notizia di Welby che, vivendo attaccato ad un respiratore da non so quanti anni, ha chiesto in una lettera aperta al Presidente della Repubblica di poter morire.
L’eutanasia.
Non so se esistano buone morti, ma sicuramente esistono buone vite e quella di quell’uomo non so quanto possa dirsi tale.
Forse ha ragione lui.
Quanto a quelli che, dotati di braccia e gambe funzionanti, che possono consentire loro di muoversi e di fare, di occhi per curiosare, di bocca per dire e baciare, scelgono il testamento … credo che di buono in quelle morti ci sia ben poco.
Il ritorno dei morti viventi.
Dire, fare baciare, lettera o testamento. Ci giocavate mai da piccoli?
Certo è che se qualcuno desidera di non sentire qualcosa ancora sente.

Non sei completamente morto ma non continuerei a scherzare con il fuoco perché ti potresti ustionare a tal punto da carbonizzare tutti i recettori sensoriali, compresi quelli del dolore, si intende.
Ma, ora che ci ripenso, tutto questo affanno per quello che già hai?!!
La mediocrità.
La resa dei conti.
Siamo alla resa dei conti.
“La paura di non essere Dio” dici tu.
Ma hai dei dubbi in proposito?
La psichiatria lo chiama delirio mistico, ma, come tutti i deliri, è inscalfibile e chi lo costruisce non credo abbia paura, anzi lo costruisce proprio per non averne.

Forse la paura ti può salvare.

“La voglia di non porsi più domande, solo occupare il mio tempo a non pensare”.

Infatti non dovresti pensare dovresti amare.

Non dovresti pensare dovresti essere.

Solo allora ti potresti permettere di pensare e penseresti bene e sperimenteresti la leggerezza di cui alcuni pensieri sono intrisi e la pesantezza riguarderebbe soltanto il confronto con i pensieri altrui, con le anime altrui, con i deliri altrui, con l’anaffettività altrui a cui puoi sempre dire “no, grazie”.
“Per la prima volta il desiderio di resa mi ha accarezzato stasera”.

Magari ti fossi lasciato accarezzare di più dal suono di quelle parole incomprensibili, talmente tanto incomprensibili da fare centro, colpire nel segno, scoprirti completamente e farti incazzare.
E’ sempre così.
E’ sempre così quando ci si cura.
L’interpretazione non può essere oggetto di discussione, non si esprimono opinioni a riguardo.
L’interpretazione è.

“Non voglio arrendermi”.

Peccato! Non mi ami abbastanza. Non sai cosa ti perdi!

“Sano, sono sano, mi ritengo sano”.

Altro delirio.

La persona sana si arrende all’altro senza la paura di impazzire.

La persona sana si abbandona all’orgasmo accollandosi il rischio di impazzire e di morire.
La strada è ancora lunga.

Io non mi arrendo.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.


Francesca Mancini, Novembre 2006

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