Studio di Psicoterapia

Dott.ssa Francesca Mancini - Psicologa Psicoterapeuta

La paura della diversità

Può darsi che l’angoscia dell’essere umano stia nella consapevolezza che percepisce nell’attimo in cui egli stesso si rende conto di essere unico tra altri unici.

Nessuno di noi è replicabile, neppure nel caso che abbia un gemello, dal momento che l’uguaglianza, in tal caso, sta solo nell’esteriorità.

L’unicità è tanto straordinaria quanto inquietante, probabilmente perché pone l’uomo di fronte a una condizione di solitudine, imprescindibile dall’essenza stessa della natura umana.

Vivere fino in fondo questa condizione significa, a mio parere, riappropriarsi di una autentica bellezza che va perduta nell’identificazione rassicurante con chi ci sembra uguale a noi.

Il tentativo di sanare l’angoscia e di colmare il senso di smarrimento e di paura, può portare l’essere umano a perdere i propri confini, che si rarefanno fino a svanire e a ricercare una pienezza eterna – comprensione continua da parte dell’altro uguale – che è solo illusorio riempimento di un vuoto che, per essere bellezza, deve essere messo in conto come tale.

L’amore per la diversità significa ricerca dell’altro diverso da noi, che non deve colmare alcunché, che non deve soddisfare alcun bisogno di rassicurazione ma che deve consentire di tirar fuori a ciascuno la propria identità di uomo, la propria identità di donna, facendo correre ogni volta il rischio di un nuovo smarrimento.

Allora la paura della diversità scompare nel momento in cui l’essere umano realizza l’unicità come forza creativa che, consentendogli la relazione con l’altro, non è più solitudine.

 

Francesca Mancini, Novembre 2007

 

 

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