Studio di Psicoterapia

Dott.ssa Francesca Mancini - Psicologa Psicoterapeuta

In prima battuta


… alle volte trovare le parole non è a portata di mano.
E’ da un po’ di tempo che guardandovi mi viene in mente che, davvero, le cose belle nascono per gioco. Qualche giorno fa mi è capitato di dire ad una ragazza, giovane, molto giovane che lamentava di sentirsi buffa e quindi non sensuale, che l’erotismo è gioco e casualità, anzi, per dovere di cronaca, che è casualità non l’ho detto a lei, ma lo dico ora.
E si gioca seriamente per cui occorre dedicare molta attenzione a ciò che facciamo insieme.
Non avrei mai pensato prima di ritrovarmi con due uomini in una stanza, la mia, a parlar d’amore senza l’obbligatorietà di sedersi in luoghi prestabiliti, ma, anzi, con la possibilità di muoversi, di cambiare posto e posizione e senza mai, per questo, smettere di guidare.
E’ difficile, ma succede.

Tutto nasce dal fraintendimento “ di confrontarci con chi di mestiere cerca di capire i nostri pensieri e comportamenti”.

Non hai capito nulla,ma va bene per cominciare.

“In passato ho avuto necessità di rivolgermi ad uno psichiatra, perché ero entrato in una profonda crisi, grazie a me stesso e al suo aiuto posso dire di avercela fatta”.

E’ troppo poco, non può bastare.

E poi chi è questo psichiatra?E’ rimasto uno psichiatra. Uno qualunque.

E’ troppo poco, continuo a dire.

E’ un tizio qualsiasi, non c’è affetto in quello che dici, non arriva nulla …

Cantava Julio Iglesias “Ti dirò, amo la luna e amo il sole, sono un pirata ed un signore, professionista dell’amore …”.

Spero solo non tu mi chieda spiegazioni.

Andiamo oltre:
“avercela fatta” a fare cosa?
Ah! Ho capito! Ce l’hai fatta ad uccidere lo psichiatra!L’hai fatto fuori e poi l’hai fatto sparire!

“Successivamente la mia vita è scorsa tranquilla, lavoro, famiglia, amicizie e passioni, tutto con
estrema regolarità”.

Mi devi spiegare com’è fatta la passione regolare perché non mi è chiaro!
Come è possibile che la passione sia regolare?

“Ho avuto la fortuna di trovare …”.

Ma di che parli, non è fortuna, non lo è mai , come non è sfortuna quando non si trova nessuno da amare. E’ deprimente pensarla in termini di fortuna.
Non ho mai pensato che giocare al Superenalotto e, magari, vincere fosse un modo per curare la depressione. Ma, ora che mi ci fai pensare, lo devono pensare in molti.
Sono nati anche i gruppi di auto-aiuto per i giocatori d’azzardo. Qualcosa vorrà dire.
Anche quello è un modo come un altro per masturbarsi. Mi riferisco al giro di ruota o di roulette che scatena surrogati di orgasmi che si risolvono inevitabilmente in una triste e solitaria impotenza, tutte le volte che il portafogli si svuota inesorabilmente.
Ma a pensarci bene, mi riferisco anche poi alle successive sedicenti cure in cui tutto inizia e finisce con l’illusione della condivisione che è, in realtà, solo vomito di cibo rimasto sullo stomaco, vomito di bile giallo-verdognola, eiaculazione di liquidi di varia natura che lasciano il posto solo al silenzio, al buio, all’assenza di volti e di corpi.
Ecco dove porta credere nella fortuna.
E poi come si fa a credere nella fortuna: è una contraddizione in termini.


“… Siamo arrivati dopo circa un anno di frequentazione ad un gruppetto, come lo chiamo io, una squadra, di due sole persone”.
Due persone non fanno un gruppo.
Non è una questione di permalosità, ma grazie per la considerazione!
Ho paura che il fraintendimento iniziale “di confrontarci con chi di mestiere cerca di capire i nostri pensieri e comportamenti” stravolga il senso di tutto, crei uno scotoma nella stanza facendo sparire chi c’è con un corpo sessuato, con un pensiero sessuato, con affetti sessuati e riducendolo ad un mero strumento di piacere. Perversione e masturbazione.
Ma io non ho tendenze voyeuristiche.
Voglio partecipare. E anche se non volessi non potrei farne a meno.


“Siamo praticamente entrati con dolcezza in analisi …”.

Questo è folle, davvero folle.
Non si entra con dolcezza in analisi.
Ci si entra varcando la soglia della porta dell’analista,
e mai dolcemente.
Mi sembrava di aver visto anche un film non molto tempo fa…
Ma la dolcezza dove l’hai vista?
Ce l’hai dovuta mettere tu per poterlo sostenere.
Quelle immagini sono insostenibili se non le impiastri di dolcezza?
Ed invece è proprio il contrario.
Ma non mi abbatto.
C’è del buono e verrà fuori.
L’analisi si fa o non si fa,
l’analisi si sceglie o non si sceglie,
l’analisi è violenza, anche violenza,
è dolore, anche dolore
l’analisi è molto altro ma ora è presto per dirlo,
dirlo ora non servirebbe a nessuno.

Separarsi dalle proprie istanze di malattia, non “apprezzare i nostri comportamenti, le nostre debolezze…”, questo lo sapevamo fare già.

“Facendo amicizia con le parti più sconosciute del nostro corpo”.


E’ già meglio, ma è dolcione.

“Ho trovato la psicologa giusta, che ha carattere, sicurezza, pazienza, fermezza e qualità giuste che ti mettono in contatto con te stesso”.


Di fronte ai complimenti mi blocco, sono tentata di tornare indietro e non mi piace, non mi piace per niente. E’ come se ne fossi schiava; è così tanta la paura di perderli che sento la spinta ad annullarmi per loro.
Ma non lo faccio.
Alla fine non lo faccio mai.
La parte più dura sta in questo: rinunciare alle cieca approvazione altrui e scegliere il rifiuto della compiacenza altrui, dell’altrui solidarietà, dell’ignoranza beota.
In ogni relazione questo è il punto di svolta o la chiave di volta.

Francesca Mancini, Novembre 2006

 

 

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