Studio di Psicoterapia

Dott.ssa Francesca Mancini - Psicologa Psicoterapeuta

Ricordi di ricordi

Quando penso a Empoli, penso a mia madre – mio padre è venuto da fuori – e in primo luogo, ad un ritratto di lei, vestita con un abito di lana celeste, eseguito dal professor Nello Alessandrini negli anni in cui, lei, nata a Empoli nel 1921, frequentava la scuola di Avviamento professionale L. da Vinci.
C’è voluta, per me, l’età matura per trovare il gusto di ascoltare e apprezzare nei dettagli il racconto di lei che saliva le fredde scale di Via Tripoli, dove era situato lo studio dell’Alessandrini, per posare per il ritratto a cui ha sempre tenuto tantissimo.
Nel racconto, insieme alla nostalgia di quegli anni, c’è l’orgoglio di questa esperienza ma ancora di più l’amore per i colori tenui e sfumati e per il disegno, materia in cui aveva avuto un dieci in pagella.
Sfogliando i vecchi album e commentando le difficoltà incontrate nell’accostare i colori sfumati degli acquarelli, pari solo a quelle incontrate nell’eseguire i disegni geometrici a china con un pennino sottile e estrema precisione si rinnovano emozioni compiaciute.
Peccato! Rimpiange di non aver potuto frequentare l’Accademia delle Belle Arti a cui era stata indirizzata dai suoi professori a causa di una malattia che, oltre a farle consumare cinquecento bombole di ossigeno, fece consumare anche il modesto patrimonio familiare fino alla vendita di una casa.
Quando sfoglio i suoi disegni – sono i disegni di una bambina – vedo i colori di un’anima mite, sensibile, infinitamente disponibile, sempre dignitosa e anche molto forte che ha preteso un’unica cosa dai suoi figli, che essi studiassero - … o a scuola studiar per esser uomini o in Empoli volar per Corpus domini … -, animata dalla convinzione dei frutti che lo studio e solamente lo studio suole arrecare e per questo la ringrazierò per sempre.
Accademia o no, la passione non è mai sterile, infatti per lei l’interesse per l’arte e per la lettura hanno costituito nel corso della vita un serbatoio di risorse a cui attingere anche nei momenti più cupi.
Lettura per lei spesso significa rileggere o recitare a memoria “La divina commedia” o più precisamente i canti letti a scuola con il professor Catarzi.
Non è facile catturare l’attenzione di una figlia narrandoi i ricordi di un professore, eppure per me aneddoti di scuola e certi nomi – Catarzi, Bollini, “Biccicalla”, Alessandrini, Birolini, Mainardi – sono familiari anche se non  ho mai conosciuto le persone a cui appartenevano.
E’ questa l’immortalità? Almeno quella di qualche generazione … E’ questa la trasmissione della storia … della cultura?
L’asilo di Via dei Neri, l’odore della minestra  di fagioli, un grosso portone che si chiudeva separandola dal mondo fanno parte dei suoi ricordi, ma per me, quando calpesto il selciato di certe strade di’ Giro, “il naufragar [m’] è dolce in questo mare”.
Mai e poi mai si può dire tutto ciò che è, che è stata e che sarà sempre una madre per una figlia ma con queste pennellate di tenui colori si può dire che tutto ciò che non ho scritto – ed è la maggior parte – sta in quelle quattro parole che tante volte rivolgiamo a nostra madre: “Mamma, ti voglio bene!”.
Spesso si leggono epitaffi bellissimi o biografie di genitori – magari illustri – ricche ed esaurienti ma postume.
Io , quel poco che ho saputo scrivere di lei, ho voluto scriverlo mentre lei è ancora in vita.

D.M. 2005

 

 

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