Studio di Psicoterapia

Dott.ssa Francesca Mancini - Psicologa Psicoterapeuta

Psicoterapia Individuale

Quale psicoterapia?

Il tratto distintivo della psicoterapia che ho fatto mia e che ho scelto di riproporre sta nell’attribuzione di una possibilità trasformativa dell’esperienza stessa che si realizza nel momento dell’interpretazione e nella prassi della relazione autentica con l’altro, superando così, l’aspetto meramente conoscitivo proprio della psicoanalisi. 
 
E’ difficile  rendere l’idea di una trasformazione radicale a chi un’idea non ce l’ha, neppure pallida; è difficile spiegare un processo trasformativo, quale la psicoterapia è, senza correre il rischio di “volare troppo lontano” né io sono disposta a farlo perché facendolo compio un’operazione intellettuale e, pertanto, riduttiva che mi porta nella direzione esattamente contraria a quella dove desidero andare. L’amore non si racconta, l’amore si fa per cui trovare una risposta bella, chiara, semplice, breve, utile solo a soddisfare le brame di certezza, di comprensione e di tempi brevi, toglie valore all’esperienza affettiva. Chi è interessato può, soltanto, provare a lasciarsi andare; può provare a fidarsi e ad affidarsi.
La psicoterapia è immagine che si fa parola e parola che si fa immagine, nuova immagine.
Analista ed analizzando fanno inconscio, fanno immagini, fanno parole, fanno racconti, fanno storie: le storie che curano.
Analista ed analizzando co-costruiscono mondi possibili, sensi e significati altri che fanno acquistare gradi di libertà a chi li sperimenta.
L’analista perturba e l’analizzando si turba e odia il “perturbatore della quiete pubblica”, ma, se riesce ad amarlo, si rende in grado di amare chiunque e per sempre.

La narrazione e l’interpretazione in analisi si affermano quali modalità e strumenti efficaci di “costruzioni” della realtà interna delle persone, della loro identità.
Sarà per questo che tante volte, fin dall’inizio, i sogni di molti pazienti contengono immagini di case “in tutte le salse”, fatiscenti, completamente rase al suolo, case con le crepe alle pareti, portanti e non, case da ristrutturare (per chi ancora spera di cavarsela con poco), castelli medievali, case piccole con tetti rossi e appuntiti, case grandi con saloni affrescati, bettole e palazzi, vetrate trasparenti e scale di tutti i tipi per salire in soffitta e scendere nei sottosuoli.
Talvolta, per questo, ho l’impressione di fare l’architetto, il geometra o l’immobiliarista ma, in realtà, è che anche lo psicoterapeuta ha a che fare con distruzioni, costruzioni e ricostruzioni.
Sabina Spielrein, uno dei grandi pionieri della psicoanalisi, in un saggio embrionale, suggerisce l’importanza dell’impulso distruttivo per la nostra comprensione dell’uomo e termina dicendo che la spinta alla procreazione e, con essa, la conservazione dell’uomo “consiste anche sul piano psicologico di due componenti antagoniste, ed è quindi una spinta sia creativa che distruttiva”.
 Nel momento stesso in cui si entra, inconsapevoli e consci, troppo consci, per la prima volta,nella stanza dell’analista,si avvia un processo trasformativo destinato a non finire neppure quando,per l’ultima volta, attraversi la porta di quella stessa stanza per non entrarci più.

 

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